Concerti al Palasport nel 1978: 0?
Concerti al Palasport nel 1979:
Demetrio Stratos-James Senese-Mauro Pagani, “Rock Exhibition Tour”
8 febbraio 1979 Claudio Baglioni E tu come stai? Tour
16 settembre 1979 Francesco Guccini Spettacolo con Assemblea Musicale Teatrale
8 novembre 1979 John McLaughlin-Jack Bruce-Billy Cobham SuperSession Tour
Rockets Plasteroid Tour
Pooh Viva Tour
Lucio Dalla Lucio Dalla Tour 1979
1980
_________________________________________________________________________________________________________________
The Ramones
18 febbraio 1980
Palasport, Torino
con UK Subs
Storie di pugni e di canzoni
di Giorgio ‘Zorro’ Silvestri
Era il 1978, trenta ne sono passati. Avevo dodici anni, e Monsù Tiberio da Borgata Parella scaldava il motore del suo Centoventotto verde per accompagnare me e il mio amico Luca, suo figlio, al concerto della PFM. Erano gli anni di piombo, e dei gagni come noi non potevano andare a un concerto rock da soli. Così avevamo strappato il signor Digia al suo appuntamento serale con gli amici del bar per lo scopone e l’avevamo costretto ad accompagnarci al “Pala” di Parco Ruffi ni per il nostro battesimo rock. Parcheggiamo, riceviamo sul petto l’immancabile adesivo del Festival dell’Unità, saliamo le gradinate ed eccoci lì: la cosa mai vista. L’odore di spinello, mischiato al sapore amaro delle più modeste Nazionali del nostro accompagnatore, metteva a dura prova l’olfatto dei pochi salutisti presenti.
Di lì a poco da quella nebbia sarebbe comparsa la Premiata Forneria Marconi, o “Premiata Fonderia”, come la chiamava il genitore con i pensieri concentrati su un vecchio disco di Fred Buscaglione. Si spengono le luci ed eccoci sverginati, a provare il primo orgasmo da concerto rock. Ci era costato la bellezza di tremila lire ed avevamo sventagliato con orgoglio e sfi da i biglietti in faccia ai nostri compagni di scuola e di oratorio rimasti a casa. Signore e signori, eccoli! Franz Di Cioccio, alla batteria, già concedeva libero sfogo al proprio carisma; Francone Mussida, che i capelli canuti rendevano già chitarrista senza tempo; Patrick Djivas domava i bassi; Flavio Premoli baroccheggiava nei suoi assoli di moog e Mauro Pagani polistrumentava con maestria. Bernardo Lanzetti ed i suoi riccioli davano voce, e che voce, al tutto. E via: Impressioni di Settembre, Il banchetto, Celebration, tutti i cavalli di battaglia del primo gruppo italiano ad aver sfondato negli Stati Uniti.
E chissà se l’architetto Annibale Vitellozzi, quando presentò il progetto per la costruzione del Palasport Ruffi ni, inaugurato nel 1961, immaginava che quel luogo sarebbe stato terra, negli anni Settanta, di pugni, spranghe, musica, colori, slogan, saluti romani e pugni chiusi, e che avrebbe rappresentato per alcune generazioni un posto della musica unico e indimenticabile nonostante la pessima acustica. E che trent’anni dopo, non senza nostalgia, due ex nemici, un compagno e un camerata per intenderci, avrebbero accettato volentieri di raccontare gli anni caldi dei concerti e delle contestazioni di fronte ad un bicchiere di birra, fedeli alle idee di sempre, ma ora amici di cuore e di anima, forse anche grazie a quel periodo passato a darsi battaglia.
Partiamo dal pomeriggio del 4 febbraio 1980, pochi giorni prima del derby calcistico Toro-Juve: Silvio Bernelli, terzo e imparziale partecipante al racconto, oggi scrittore, si appresta a recarsi al primo concerto della sua vita: “Mancavano trentacinque giorni al mio quindicesimo compleanno. E nemmeno la dimostravo la mia età. Pesavo quarantacinque chili bagnato e non arrivavo a superare il metro e sessanta d’altezza. A scuola per i compagni ero Stecco, ma mi sentivo grande abbastanza per vedere il concerto in cartellone al Palasport”. Il concerto in questione era quello dei Ramones.
In altra zona della città, M., classe 1958, comunista (mentre racconta tiene a precisarlo: non “di sinistra”, ma comunista) praticava il rito della preparazione al concerto al Pala: con tre amici disputava la personalissima Coppa Davis di ping pong. La coppa era rappresentata da un bottiglione di vino bianco dell’Elba, cui poi si attingeva tutti e quattro per rinfrescarsi e rinfrancarsi lo spirito in vista del concerto. Dal capolinea in Largo Tabacchi si prendeva il 56 che portava direttamente al Parco Ruffini.
In un altro quartiere ancora iniziava a vivere l’atmosfera del concerto anche V., classe 1962, neofascista con la passione per il glam-rock. Il giubbotto nero, il chiodo, che anche i Ramones erano soliti indossare sul palco, imperava nel gruppo: “La vera rivoluzione fu per noi l’avvento del punk. Per molti ragazzi di destra era una musica di distacco non egemonizzata da quello che era il rock che arrivava dal ‘68. Ai tempi dei concerti dei Ramones non c’era Internet ma i giornali, e c’era questa ambiguità da parte di tali giornali nel considerare fascisti alcuni gruppi punk, che di fatto non lo erano“.
Quando M. arriva al Palasport pensa di trovarsi in un happening fascista: “Noi eravamo pochi rispetto a loro che erano compatti e organizzati. Me la vidi brutta, fui aiutato da un fascio della mia stessa fede calcistica. Dentro, ma anche intorno, volavano pugni. Non si andava per la politica ma per la musica. Poi, sul posto, non ci si tirava indietro”.
Anche V., nel frattempo giunto al Palazzetto, rimane sorpreso: “Eravamo andati a gruppi sparsi al Palasport. All’arrivo noi di destra scopriamo di conoscerci tutti, finiamo sotto il palco e diventiamo padroni della scena. Il dramma per la stampa, in particolare per quella di sinistra, penso sia stato vedere così tanti neofascisti che salutavano romanamente. Di spalla ai Ramones c’erano gli U.K Subs che guardavano allibiti. Scoppiavano risse ogni 30 secondi ma, data la vicinanza con l’imminente derby, si trasformarono presto da risse a sfondo politico a risse per motivazioni di fede calcistica.” Entrambi ricordano l’istante in cui il capo dei capi, in perfetto stile Obelix o come in un vecchio film di Bud Spencer e Terence Hill, si sbarazzò con una sola mossa di quattro carabinieri che tentavano contemporaneamente di tenerlo fermo.
Silvio Bernelli invece aveva 14 anni: ”Dopo giorni e giorni di trattative i miei riuscirono a farsi convincere a mandarmi a un concerto rock per la prima volta, a patto che ci andassi accompagnato da un amico più vecchio. L’amico era il mio ex vicino di casa. Entrammo insieme nel Palasport. Lo persi di vista appena esplose una rissa. Ero sfinito dalle continue fughe, sudato fradicio. Veniva quasi voglia di mollare tutto e andarmene a casa, ma tenni duro ed ancora oggi resta nettissima la sensazione di aver assistito a qualcosa che ricorderò per il resto della vita”.
M. e V. nel frattempo sono coinvolti dalle varie risse e dal concerto dei Ramones. La politica ha lasciato il posto alla fede calcistica, quando non a questioni di “zona”, di quartiere di appartenenza. Alla fine assistono entrambi al concerto fra tante mani tese e qualche pugno chiuso.
M. ebbe la sua rivincita al concerto dei Clash, sempre al Ruffini ma non al Palasport, bensì nel parco adiacente: “In quell’occasione la situazione fu inversa ed in seria difficoltà si trovarono i fasci.’
V. ovviamente c’era anche quella volta: “Sapevamo che i Clash non avevano le nostre idee politiche ma volevamo andare al concerto per vederli e ascoltare la loro musica. Stavolta toccò a me essere messo in salvo da un ultras granata che lavorava nel servizio d’ordine e mi sollevò letteralmente per mettermi al riparo, prendendomi per la spallina del chiodo.”
Entrambi ricordano molti altri concerti. Dai Damned ai Madness. O ai Police. Racconta M.: “Ero al concerto e per motivi futili, che non ricordo, attacco a fare a pugni con un tipo; il mio amico lungagnone di sempre, invece di separarci, si mette a gridare, ‘non intervenite, non divideteli,
piuttosto facciamo quadrato’”. E così fu.
Il periodo dei gruppi italiani come gli Area, e dei cantautori, vide la frequentazione di un pubblico per lo più di sinistra. “A me quelli proprio non interessavano”, replica V.. “Solo quando suonò Finardi ci andai, perché mi piacevano la sua musica e le sue canzoni”.
M., essendo maggiore di età, porta con sé racconti anche antecedenti il concerto dei Ramones. Sempre il Palasport è stato al centro del periodo dell’autoriduzione:
“La prima volta fu nel ‘74 per i Traffic. Avevo 16 anni, ci si ritrovò fuori, si fece cordone e si entrò senza pagare. Ricordo Steve Winwood cantare la jacklondoniana “John Barleycorn Must Die” con un fazzoletto sul viso per via dei lacrimogeni sparati all’esterno dalla polizia. Si entrava, si ascoltava un brano per poi uscire e rientrare con altri gruppi che sfondavano. Gli scontri più duri furono al concerto dei Santana, ma con la polizia. In quei casi, non andavamo per sentire musica, ma per menare le mani. E le prendemmo secche. Ricordo scontri in tutto Borgo San Paolo. Altro concerto indimenticabile fu quello dei Genesis nel 1973. Era un orario insolito, alle 18, ci andai dopo aver assistito a Toro-Cesena al Comunale e aver percorso tutto corso Siracusa e corso Trapani a piedi”.
Tanti concerti, mille ricordi, sensazioni indimenticabili per vari motivi, un modo unico di vivere l’evento, a 12 anni come a 40. Un punto diritrovo unico, il Palasport di Parco Ruffini. La consapevolezza, a distanza di anni, che alcuni nemici di una volta hanno il cuore grande, molto
più grande di quello di coloro che erano dalla tua parte e si sono dimostrati arrivisti senza scrupoli. Poveri di spirito, loro; ricchi d’animo quelli che sulle nocche di quei cazzotti dati e ricevuti han saputo costruire un rapporto, senza rinnegare le proprie idee. Ed ora, insieme, i ragazzi escono a piedi.
Io e Luca vent’anni dopo ci siamo tornati a vedere la PFM. Ma non al Palasport, purtroppo: contesto ed atmosfera erano totalmente diversi. E poi, a questo giro, il signor Marco Tiberio lo abbiamo lasciato a casa a giocare a scopone.
(da xxhttp://www.piemontemese.it/contenuti/pdf/PM%20Maggio%2008.pdf)
_________________________________________________________________________________________________________________
The Clash
1980-06-03
Parco Ruffini, Torino Italy
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=XD85GCgCwiQ?rel=0&w=480&h=360]
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=4kRF2HerJxU?rel=0&w=480&h=360]
Clash City Rockers
Brand New Cadillac
(Vince Taylor cover)
Safe European Home
Jimmy Jazz
London Calling
The Guns of Brixton
Train in Vain
(White Man) In Hammersmith Palais
Spanish Bombs
Jail Guitar Doors
Somebody Got Murdered
Koka Kola
I Fought the Law
(The Crickets cover)
Police and Thieves
(Junior Murvin cover)
Bankrobber
Clampdown
Stay Free
English Civil War
I’m So Bored With the U.S.A.
Complete Control
Armagideon Time
Janie Jones
Tommy Gun
London’s Burning
_________________________________________________________________________________________________________________
4 Giugno 1980
The Police + The Cramps
Palasport, Torino
URSUS ha detto..
Io vidi i Cramps nel Gennaio 1980,di spalla al tour dei Police in Italia: allora li capivano veramente in pochi ed il concerto fu sonoramente fischiato e preso a pernacchie…
ebbi una discussione mesi prima con esponenti del punk,a Londra,che li odiavano: loro stessi li ritenevano vecchi e antiquati…praticamente erano osteggiati da tutti,vecchi e nuovi cultori del rock,ma sicuramente senza di loro la scena degli anni 80 non sarebbe esistita o non sarebbe stata la stessa,neppure il paisley underground,il garage-punk o alcuni “revival” più o meno evidenti sarebbero arrivati alle cronache.
Un merito che nessuno può togliere a Lux e compagni,questo è certo.
venerato-maestro-oppure (da qui)
A momenti trentadue anni dopo, il ricordo del mio primo incontro con i Cramps è ancora vivissimo. Non ero andato a vedere loro, a dire il vero, bensì i Police. Il nome scritto in piccolo sul biglietto, sotto la ragione sociale della premiata ditta Sting, non mi era nuovo – avevo letto qualcosa su di loro e mi era parso di intendere facessero rockabilly – ma erano i Police che aspettavo con ansia, come il resto del gremitissimo Palasport di Torino. Furono ottimi, ma di loro ricordo poco. Della mezz’ora scarsa in cui furono i Cramps a occupare il palco rammento invece tutto: lo shock indotto dallo sgangherato muro di suono, le cadenze irresistibilmente primitive di una batteria a dir poco essenziale, lo stridore sferragliante delle chitarre (il bassista… che fine aveva fatto il bassista?), la performance animalesca del cantante che si arrampicava su amplificatori e casse e si scagliava contro le prime file di spettatori furenti emergendone sanguinante. Non avevo mai visto niente del genere, né mai più lo vedrò. Lasciarono il palco sotto un diluvio di fischi, sputi e oggetti di ogni tipo. Ero estasiato, ma mi guardai bene dal dirlo ai compagni di liceo con i quali mi accompagnavo. Quando si è adolescenti, si sa, uscire dal branco è difficile. Erano isterici quanto il resto del pubblico e credo che avrebbero aggredito pure me, e forse non solo a parole. Rivedrò Lux Interior e sodali sei anni dopo (avevo nel frattempo comprato i loro dischi e cominciato a scrivere di musica), in un Big Club esaurito oltre l’impossibile e tutto per loro. Offrirono il medesimo spettacolo, sebbene con altre canzoni, suonando più a lungo e con un (una, anzi) bassista in squadra, e il pubblico tributò loro un trionfo. Mi piacquero. Moderatamente. Mi fecero l’effetto che fa rivedere un cartone animato di Vil Coyote: la seconda volta (la terza, la quarta, la quinta) sorridi, ma è la prima che ti fa ridere fino alle lacrime.
_________________________________________________________________________________________________________________
24/06//80 | Devo | Freedom of Choice Tour
Set
Freedom Of Choice Theme • Whip It • Snowball • It’s Not Right • Girl U Want • Planet Earth • S.I.B. (Swelling Itching Brain) • Penetration In The Centerfold • Secret Agent Man • Pink Pussycat • Blockhead • Satisfaction • Uncontrollable Urge • Mongoloid • Be Stiff • Gates Of Steel • Freedom Of Choice • Jocko Homo • Smart Patrol • Mr. DNA • Gut Feeling • Slap Your Mammy • Come Back Jonee • Tunnel Of Life • DEVO Corporate Anthem
Circulating Recordings AUD #1 – audience audio Lowest Generation: unknown
Length / Sound Quality: XX min / 7.5
_________________________________________________________________________________________________________________
30 settembre 1980
Peter Gabriel
Peter Gabriel Tour 1980
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=YK3r_jn20VA&w=560&h=420]
JJ Lopez
GREAT VIDEO
linodoc
C’ero anch’io,… ma non l’ho filmato. Peter saltava da una parte all’altra del palco come un cerbiatto! Bei tempi.
Federico Mossa
che scaletta stellare…!
Gianluca Alberti
un momento….. c’ero anche io a questo concerto è questo brano peter non l’ha fatto!!!! sono sicuro perchè io ho registrato con un mio amico tutto lo spettacolo!!!!
questa è la scaletta:
intruder start i dont rem solsbury family snap They do what..modern love not one of use lead a norm..mouribound the ….mother of v humdrum
games with. i go swimm biko on the air – 1 bis
D.I.Y- 2 bis – here comes… 3 bis ( solo piano) a luci accese!
Andrea Bonanni
ovviamente è un 8 mm muto dove è stato aggiunto l’audio!!!
ma ti posso assicurare che a Firenze 2 giorni prima , And Through the Wire , era in scaletta
Gianluca Alberti
oK magog! L’importante è che mi confermi che l’8mm è di Torino!! ti ringrazio per questo video..in effetti mi sono sempre chiesto se esistesse qualche ripresa! se ti interessa io ho la ripresa audio in discreta qualità…ma penso che anche tu avrai accesso a fonti audio del concerto! ciao!
Andrea Bonanni
Ho controllato!!! è certo che a Torino And Through the Wire non fu eseguita !!!
Andrea Bonanni
Ti ringrazio di cuore giputti !!! la registrazione audio di Torino 80 come quella di Firenze 80 (concerto che ho visto) non manca nella mia collezione !!!
nicola sovversivo
Peter forever!
Gianluca Alberti
ehi xdade le mie registrazioni nn hanno i simple minds…ma se vuoi…..
Davide Barbarito
C’erano i Simple Minds come supporter, avevo registrato tutto con un registratore a bobina Revox, ma purtroppo i nastri sono rovinati, sigh!! sigh!!!
Federico Mossa
madonna che video! sarei nato dopo cinque anni, ma ora avrei pagato oro per esserci…
vannitube
ciao fede, il biglietto ce l’ho ancora anch’io, incollato nella mitica smemoranda 1980.
Era sponsorizzato dalla farrows, se non mi ricordo male… vale anche per te quel che ho scritto a bigfive, qui sotto
ciaociao
fede9362
C’ero anch’io….ho ancora il biglietto (mi sembra fossero tremila lire). Qualunque supporto tu abbia, sarei felice di poterlo ascoltare. Federico 349/372****
supercic69
salve mi chiamo Paolo ero presente a quel fantastico concerto di Torino volevo sapere se qualcuno possiede la registrazione di quel concerto sono disposto a pagare una cifra congrua per cortesia fatemi sapere grazie infinite saluti e vivva Peter
vannitube
Settembre 1980, Firenze, Parco delle Cascine: il primo incontro con Peter Gabriel dal vivo.
Indimenticabile.
Nella scaletta del concerto di FI c’era anche l’abbozzo di milgram’s 37, con una toccante spiegazione iniziale.
Il mio nastro è ancora buono, ed è a disposizione di chi ne faccia richiesta.
fede9362
Grazie….facci sapere. E’un pezzo di storia della musica e dei miei 18 anni
vannitube
ciao bigfive63, scusa il ritardo…
ovviamente non mi separerò dal mio nastro finché camperò, ma – appena avrò un 2 o 3 ore filate per farlo – sarò felice di digitalizzarlo e metterlo tutto su cd o mp3.
avviso appena fatto, ciaociao
Andrea Bonanni anche io ero a Firenze nel settembre del 1980 !! ma di quel concerto non ci sono filmati!!!
bigfive63
Sei un benefattore chiunque tu sia io ero a firenze nel 1980 .. grazie vannitube chiamami il nastro se è tuo te lo pago 3355418**** sms ti richiamo io
sergio francesco Amorico
ciao sono Sergio ero giovane avevo 21 anni e qualche foto ce l’ho forse anche una cassetta audio, vi farò sapere.
Vi interessano foto e video del suo concerto a Milano il 10-6-87 al Palatrussardi?
asilvis
Ero a Firenze ed era il mio primo concerto, avevo 16 anni, mamma mia che bel documento… – Douglas
gattoinbarca minchia c’ero anchi’io avevo 15 anni
ve lo ricordate il gruppo di supporto???????
i Simple Minds poveracci ricoperti di insulti oggetti di ogni genere costretti a scappare dopo 15 minuti
emilio leone
Io c’ ero quella mitica sera !!!! avevo 18 anni






