Category Archives: Memorable Performances in Live Music History
Lou – 1989?
“it is Real. it is Rael”
When it’s cold, it comes slow.
it is warm, just watch it grow.
-all around me.
it is here. it is now.
Just a little bit of it can bring you up or down.
Like the supper it is cooking in your hometown.
it is chicken, it is eggs,
it is in between your legs.
it is walking on the moon,
leaving your cocoon.
it is the jigsa. it is purple haze.
it never stays in one place, but it’s not a passing phase,
it is in the single’s bar, in the distance of the face,
it is in between the cages, it is always in a space
it is here. it is now.
Any rock can be made to roll,
If you’ve enough of it to pay the toll.
it has no home in words or goal,
Not even in your favourite hole.
it is the hope for the dope.
When you ride the horse without a hoof.
it is shaken, not stirred;
Cocktails on the roof.
When you eat right fru it you see everything alive,
it is inside spirit, with enough grit to survive
If you think it’s pretentious, you’ve been taken for a ride.
Look across the mirror, before you chose decide
it is here. it is now
it is Real. it is Rael
‘cos it’s only knock and knowall, but I like it.
Genesis, “The Lamb Lies Down on Broadway”, Charisma, 1974
dal blog di Fabio Z. (gennaio 2005):
Il “Club del 24 marzo” accoglie solo soci di diritto. E’ una accolita numerosa che coltiva la reminiscenza come un antico segreto, si incontra nei locali dove si suona e, appena può, sfodera la memoria di quella notte, cerca particolari dimenticati e prova una felicità immensa nei dettagli che ritornano. Era un lunedì, quel 24 marzo, un lunedì di trent’anni fa. Al palasport del Parco Ruffini i Genesis misero in scena l’unico concerto italiano del loro tour più acclamato, quello in cui suonavano integralmente, come un’opera classica, il loro disco migliore, The Lamb Lies down on Broadway. Poco meno di due ore di sogni, maschere e diapositive, uno show globale, forse il primo vero musical rock. Dentro, diecimila (e più) persone stipate all’inverosimile, silenziose e incredule. Fuori le botte, le cariche dei celerini in grigio contro gli autoriduttori, le macchine in fiamme, la pioggia dei lacrimogeni. Che peccato. Per cinque anni non si videro più concerti da queste parti e, nel frattempo, era scoppiata la febbre del sabato sera.
Il giorno del Lamb finì così per assumere la fisionomia di uno spartiacque, il simbolo della perdita dell’innocenza per una generazione numerosa che da allora avrebbe dovuto misurarsi con la musica commerciale nei disastrosi anni Ottanta. «Ciao, veniamo da lontano perché vogliamo suonare in Italia per voi e avere una bella festa – recitava in italiano la voce di Gabriel prima che lo spettacolo avesse inizio -. Abbiamo scritto una lunga storia, questa sera desideriamo raccontarvèla tutta (…) Grazie Italia, questa è la storia di Rael».
Già, Rael, il portoricano che si muove in una New York irreale, dove sta succedendo qualcosa d’insolito, la città si distrugge e in Time Square c’è un muro della morte. Incontra Groucho Marx e Lenny Bruce, insegue il fratello John per cento minuti e, quando lo trova, scopre che non cercava altro che se stesso. Luca De Gennaro, direttore musicale di Mtv Italia, afferma ancora oggi la convinzione di aver visto due Peter Gabriel sul palco. «Alla fine, durante “It”, si assiste ad un’esplosione, s’infiammano le strobo e spuntano due figure identiche che si guardano. Non ho dubbi. Era due volte la stessa persona. Nessuno mi convincerà mai che uno era un falso». Aveva quindici anni, il dj, ma si sentiva un veterano. «Era il terzo concerto dei Genesis – racconta -. Grazie a mio fratello maggiore facevo già parte del club“. I suoi ricordi, come quelli di tutti gli altri soci del 24 marzo, traboccano di sorpresa.
«C’era lo stupore di assistere al film di quello che avevamo sentito sul disco», spiega Luciano Alberti, direttore delle Librerie Feltrinelli di Torino: «I Genesis, come gli Yes, erano già considerati dei classici, anche se non avevano la forza dirompente di altri gruppi dell’epoca, come i Rolling Stones ad esempio. Li ascoltavamo quasi di nascosto. Era bella la loro complessità, la ricchezza del concetto che si celava nella loro opera». Danilo Steffanina, esperto informatico, pinkfloydiano di razza, s’unisce al coro di «meraviglia» e subito riporta il discorso sui due Gabriel, «all’ologramma magico del gran finale», come alla cosa più toccante: «Non immaginavo che avrei visto uno spettacolo simile. Una teatralità esasperata e contagiosa».
Il mio primo flash di socio del “Club del 24 marzo”, che si coniuga con quelli di amici come Mauro e Nico, mio fratello Sandro e cento altri, è l’informe Slipperman giallo che salta per il palco mimando il volo di un corvo poco dopo essersi fatto esplodere gli attributi: era un passaggio chiave per aspirare a più alti traguardi. Rivedo Collins batterista indiavolato, le avvolgenti e mitologiche Lamia, e le dita di Gabriel che si avvicinano, si toccano e si allontanano nella romantica Carpet Crawl. La paura all’uscita, era guerriglia vera. Ma quella è passata e il ricordo rimasto è la convinzione che, da quella notte, la musica, l’arte e il concetto di spettacolo per me non sono più stati gli stessi.
Genesis – Torino 1975
Palasport Parco Ruffini
Torino
Italy
03/24/1975
01.Introduction to the show
02.The Lamb Lies Down On Broadway
03.Fly On A Windshield
04.Broadway Melody Of 1974
05.Cuckoo Cocoon
06.In The Cage
07.The Grand Parade Of Lifeless Packaging
08.Rael’s Story – part 1
09.Back In N.Y.C.
10.Hairless Heart
11.Counting Out Time
12.Carpet Crawlers
13.The Chamber Of 32 Doors
14.Rael’s Story – part 2
15.Lilywhite Lilith
16.The Waiting Room
17.Anyway
18.Here Comes The Supernatural Anaesthetist
19.The Lamia
20.Silent Sorrow In Empty Boats
21.The Colony Of Slippermen
22.Ravine
23.The Light Dies Down On Broadway
24.Riding The Scree
25.In The Rapids
26.It
27.Story of
28.The Musical Box
29.Watcher Of The Skies
24 Marzo 1975: Palasport Parco Ruffini Torino
by Rael » 24 Mar 2007, 06:22
Il commento tratto dal bootleg The Real Last Time:
“…E’ indubbio che, dopo il plauso iniziale tributato al gruppo dalla provincia, la storia della presenza dei Genesis in Italia sia stata principalmente legata ad una città: Torino. Anche se, per stessa ammissione del gruppo, la città da loro preferita è sempre stata Reggio Emilia, Torino li ha visti più volte protagonisti, tanto che il Tour italiano del 1975 contemplò una sola data e proprio al Palasport del Parco Ruffini di Torino. Era il 24 marzo e la band, in piena tourneè europea, tornava per il quinto Tour italiano. Nessuno sapeva della già definitiva dipartita di Gabriel alla fine delle 102 date mondiali e quindi nessuno poteva immaginare che quella sarebbe stata l’ultima volta. In Marzo avanzato persino una città asettica come Torino assume connotazioni gioiose, e comunque poco importa: i Genesis hanno sempre saputo slegarsi dai fattori ambientali e soprattutto una performance onirica, quale The Lamb poteva offrire, avrebbe cancellato la realtà circostante per caratterizzare l’intenzione sul “paysage interieur” di Rael.
Ovviamente siamo ben lontani dalle prime esperienze del 1972: qui l’emozione viene vissuta in un luogo 10 volte più grande e le persone sono 10 volte tanto, accalcate, a volte in piedi, ora di nuovo sedute come da copione. Stiamo per entrare nel Medioevo della presenza rock in Italia. Notizie di incidenti giungono dall’esterno del palazzetto: macchine rovesciate e bruciate, ma nulla è più forte della tiepida attesa che tiene incatenati fino al compimento del magico evento. Con la solita puntualità inizia il concerto e come spesso succede è Banks ad aprire le danze con l’intreccio psicomusicale di “The Lamb”: ci si guarda in faccia stupiti pensando che sia impossibile che possano suonare tutto il nuovo disco che, uscito almeno 5 mesi prima, ci aveva già fulminati con la sua stupenda complessità, però difficilmente ricreabile dal vivo. La realtà è che a quelle prime, nervose note ne sono seguite milioni di altre, fino all’esecuzione dell’opera nella sua interezza.
Certo i mezzi tecnici sono cambiati dagli inizi, i watt decuplicati, il palco è una piazza d’armi; ma l’umiltà, parente stretta della genialità, è sempre la stessa. Lo sguardo liquido di Gabriel è solo fisicamente lontano ma è chiaramente avvertibile, è la sua voce che ce lo trasmette, quasi volesse raccoglierci attorno a lui per raccontarci un sogno, una storia senza tempo. Le due chicche finali sono “The Musical Box” e “Watcher of the Skies”, versioni molto vicine a quelle dei precedenti tour tranne che nella capigliatura di Gabriel che rende visivamente diversa la maschera del pipistrello e quella del vecchio/bambino. Queste sono le ultime immagini che ci hanno riservato. Dopo quel concerto si dovette attendere 5 anni per rivedere Gabriel da noi e più di 7 per un ritorno dei superstiti della band in Italia.”
by AGGROVIGLIATO » 24 Mar 2007, 09:45
prima dell’inizio,ci sono stati moltissimi fischi !!!!!
motivo;l’organizzazione [DAVID ZARD] ha venduto piu’ biglietti del previsto,e una buona parte del pubblico e’ finita dietro il palco !!!
non vedendo quasi nulla !!!
……. a me sarebbe piaciuto lo stesso !!!!![:.-(]
by Hogweed » 24 Mar 2007, 14:42
Che figata hanno suonato dietro casa mia!!!!!
22 luglio 1984 – Torino, Punti Verdi del Parco Pellerina – B.B. King and His Blues Band
How do you like your blues served up? Greasy or gritty? Fast and funky, or blue and sentimental? Instrumental or vocal? Male or female?
Whatever one’s predilection, the B. B. King show has the recipe. At the Tuesday opening of his Concerts by the Sea engagement (closing tonight) he drew a standing ovation simply for walking on stage, and kept the capacity crowd in his thrall for better than an hour.
The career of the blues king has long moved in a steady direction. Occasionally a record producer has tried to change his image by steering him away from the idiom that has served him so well, but when he works a club for a crowd of obviously loyal aficionados, he heads for home base, singing and playing some of the same lyrics and licks that may well have delighted the parents of these same fans.
Although the impression was created of an entire blues set, King mixes it up now and then by singing a 32-bar blues-ballad or by tossing in an occasional instrumental in which Lucille, his six-stringed alter ego, is the dominant voice.
Some of the songs (“It’s Just a Matter of Time,” “When I’m Wrong I’m Wrong”) seemed new to this perennial King-watcher; but the old reliables, from “Every Day” to “Tain’t Nobody’s Business,” were still on hand, the gutsy voice and florid guitar lines as infectious as always.
Surprisingly, King closed his set with two pieces belted out by the tall, slender, attractive Debra Boston, whose roots-conscious blues shouting is well accented by her sinuous gyrations. But when the audience refused to let the show end, King encored with “The Thrill Is Gone,” vintage 1966.
King’s six-piece band, led by the saxophonist Eddie Synigal, warmed up with two uptown Saturday night soul numbers, but seemed more at ease backing the star, with one or two after-hours solos by Eugene Carrier on piano and organ, and Leon Warren on guitar. Here again there was a contrast between the rough-and-ready sound of the group and the more polished ensembles heard on one or two of those albums. In the studio the producer may give orders, but at Concerts by the Sea, when the lights go down low, only B.B. is king.
Torino 1980
Concerti al Palasport nel 1978: 0?
Concerti al Palasport nel 1979:
Demetrio Stratos-James Senese-Mauro Pagani, “Rock Exhibition Tour”
8 febbraio 1979 Claudio Baglioni E tu come stai? Tour
16 settembre 1979 Francesco Guccini Spettacolo con Assemblea Musicale Teatrale
8 novembre 1979 John McLaughlin-Jack Bruce-Billy Cobham SuperSession Tour
Rockets Plasteroid Tour
Pooh Viva Tour
Lucio Dalla Lucio Dalla Tour 1979
1980
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The Ramones
18 febbraio 1980
Palasport, Torino
con UK Subs
Storie di pugni e di canzoni
di Giorgio ‘Zorro’ Silvestri
Era il 1978, trenta ne sono passati. Avevo dodici anni, e Monsù Tiberio da Borgata Parella scaldava il motore del suo Centoventotto verde per accompagnare me e il mio amico Luca, suo figlio, al concerto della PFM. Erano gli anni di piombo, e dei gagni come noi non potevano andare a un concerto rock da soli. Così avevamo strappato il signor Digia al suo appuntamento serale con gli amici del bar per lo scopone e l’avevamo costretto ad accompagnarci al “Pala” di Parco Ruffi ni per il nostro battesimo rock. Parcheggiamo, riceviamo sul petto l’immancabile adesivo del Festival dell’Unità, saliamo le gradinate ed eccoci lì: la cosa mai vista. L’odore di spinello, mischiato al sapore amaro delle più modeste Nazionali del nostro accompagnatore, metteva a dura prova l’olfatto dei pochi salutisti presenti.
Di lì a poco da quella nebbia sarebbe comparsa la Premiata Forneria Marconi, o “Premiata Fonderia”, come la chiamava il genitore con i pensieri concentrati su un vecchio disco di Fred Buscaglione. Si spengono le luci ed eccoci sverginati, a provare il primo orgasmo da concerto rock. Ci era costato la bellezza di tremila lire ed avevamo sventagliato con orgoglio e sfi da i biglietti in faccia ai nostri compagni di scuola e di oratorio rimasti a casa. Signore e signori, eccoli! Franz Di Cioccio, alla batteria, già concedeva libero sfogo al proprio carisma; Francone Mussida, che i capelli canuti rendevano già chitarrista senza tempo; Patrick Djivas domava i bassi; Flavio Premoli baroccheggiava nei suoi assoli di moog e Mauro Pagani polistrumentava con maestria. Bernardo Lanzetti ed i suoi riccioli davano voce, e che voce, al tutto. E via: Impressioni di Settembre, Il banchetto, Celebration, tutti i cavalli di battaglia del primo gruppo italiano ad aver sfondato negli Stati Uniti.
E chissà se l’architetto Annibale Vitellozzi, quando presentò il progetto per la costruzione del Palasport Ruffi ni, inaugurato nel 1961, immaginava che quel luogo sarebbe stato terra, negli anni Settanta, di pugni, spranghe, musica, colori, slogan, saluti romani e pugni chiusi, e che avrebbe rappresentato per alcune generazioni un posto della musica unico e indimenticabile nonostante la pessima acustica. E che trent’anni dopo, non senza nostalgia, due ex nemici, un compagno e un camerata per intenderci, avrebbero accettato volentieri di raccontare gli anni caldi dei concerti e delle contestazioni di fronte ad un bicchiere di birra, fedeli alle idee di sempre, ma ora amici di cuore e di anima, forse anche grazie a quel periodo passato a darsi battaglia.
Partiamo dal pomeriggio del 4 febbraio 1980, pochi giorni prima del derby calcistico Toro-Juve: Silvio Bernelli, terzo e imparziale partecipante al racconto, oggi scrittore, si appresta a recarsi al primo concerto della sua vita: “Mancavano trentacinque giorni al mio quindicesimo compleanno. E nemmeno la dimostravo la mia età. Pesavo quarantacinque chili bagnato e non arrivavo a superare il metro e sessanta d’altezza. A scuola per i compagni ero Stecco, ma mi sentivo grande abbastanza per vedere il concerto in cartellone al Palasport”. Il concerto in questione era quello dei Ramones.
In altra zona della città, M., classe 1958, comunista (mentre racconta tiene a precisarlo: non “di sinistra”, ma comunista) praticava il rito della preparazione al concerto al Pala: con tre amici disputava la personalissima Coppa Davis di ping pong. La coppa era rappresentata da un bottiglione di vino bianco dell’Elba, cui poi si attingeva tutti e quattro per rinfrescarsi e rinfrancarsi lo spirito in vista del concerto. Dal capolinea in Largo Tabacchi si prendeva il 56 che portava direttamente al Parco Ruffini.
In un altro quartiere ancora iniziava a vivere l’atmosfera del concerto anche V., classe 1962, neofascista con la passione per il glam-rock. Il giubbotto nero, il chiodo, che anche i Ramones erano soliti indossare sul palco, imperava nel gruppo: “La vera rivoluzione fu per noi l’avvento del punk. Per molti ragazzi di destra era una musica di distacco non egemonizzata da quello che era il rock che arrivava dal ‘68. Ai tempi dei concerti dei Ramones non c’era Internet ma i giornali, e c’era questa ambiguità da parte di tali giornali nel considerare fascisti alcuni gruppi punk, che di fatto non lo erano“.
Quando M. arriva al Palasport pensa di trovarsi in un happening fascista: “Noi eravamo pochi rispetto a loro che erano compatti e organizzati. Me la vidi brutta, fui aiutato da un fascio della mia stessa fede calcistica. Dentro, ma anche intorno, volavano pugni. Non si andava per la politica ma per la musica. Poi, sul posto, non ci si tirava indietro”.
Anche V., nel frattempo giunto al Palazzetto, rimane sorpreso: “Eravamo andati a gruppi sparsi al Palasport. All’arrivo noi di destra scopriamo di conoscerci tutti, finiamo sotto il palco e diventiamo padroni della scena. Il dramma per la stampa, in particolare per quella di sinistra, penso sia stato vedere così tanti neofascisti che salutavano romanamente. Di spalla ai Ramones c’erano gli U.K Subs che guardavano allibiti. Scoppiavano risse ogni 30 secondi ma, data la vicinanza con l’imminente derby, si trasformarono presto da risse a sfondo politico a risse per motivazioni di fede calcistica.” Entrambi ricordano l’istante in cui il capo dei capi, in perfetto stile Obelix o come in un vecchio film di Bud Spencer e Terence Hill, si sbarazzò con una sola mossa di quattro carabinieri che tentavano contemporaneamente di tenerlo fermo.
Silvio Bernelli invece aveva 14 anni: ”Dopo giorni e giorni di trattative i miei riuscirono a farsi convincere a mandarmi a un concerto rock per la prima volta, a patto che ci andassi accompagnato da un amico più vecchio. L’amico era il mio ex vicino di casa. Entrammo insieme nel Palasport. Lo persi di vista appena esplose una rissa. Ero sfinito dalle continue fughe, sudato fradicio. Veniva quasi voglia di mollare tutto e andarmene a casa, ma tenni duro ed ancora oggi resta nettissima la sensazione di aver assistito a qualcosa che ricorderò per il resto della vita”.
M. e V. nel frattempo sono coinvolti dalle varie risse e dal concerto dei Ramones. La politica ha lasciato il posto alla fede calcistica, quando non a questioni di “zona”, di quartiere di appartenenza. Alla fine assistono entrambi al concerto fra tante mani tese e qualche pugno chiuso.
M. ebbe la sua rivincita al concerto dei Clash, sempre al Ruffini ma non al Palasport, bensì nel parco adiacente: “In quell’occasione la situazione fu inversa ed in seria difficoltà si trovarono i fasci.’
V. ovviamente c’era anche quella volta: “Sapevamo che i Clash non avevano le nostre idee politiche ma volevamo andare al concerto per vederli e ascoltare la loro musica. Stavolta toccò a me essere messo in salvo da un ultras granata che lavorava nel servizio d’ordine e mi sollevò letteralmente per mettermi al riparo, prendendomi per la spallina del chiodo.”
Entrambi ricordano molti altri concerti. Dai Damned ai Madness. O ai Police. Racconta M.: “Ero al concerto e per motivi futili, che non ricordo, attacco a fare a pugni con un tipo; il mio amico lungagnone di sempre, invece di separarci, si mette a gridare, ‘non intervenite, non divideteli,
piuttosto facciamo quadrato’”. E così fu.
Il periodo dei gruppi italiani come gli Area, e dei cantautori, vide la frequentazione di un pubblico per lo più di sinistra. “A me quelli proprio non interessavano”, replica V.. “Solo quando suonò Finardi ci andai, perché mi piacevano la sua musica e le sue canzoni”.
M., essendo maggiore di età, porta con sé racconti anche antecedenti il concerto dei Ramones. Sempre il Palasport è stato al centro del periodo dell’autoriduzione:
“La prima volta fu nel ‘74 per i Traffic. Avevo 16 anni, ci si ritrovò fuori, si fece cordone e si entrò senza pagare. Ricordo Steve Winwood cantare la jacklondoniana “John Barleycorn Must Die” con un fazzoletto sul viso per via dei lacrimogeni sparati all’esterno dalla polizia. Si entrava, si ascoltava un brano per poi uscire e rientrare con altri gruppi che sfondavano. Gli scontri più duri furono al concerto dei Santana, ma con la polizia. In quei casi, non andavamo per sentire musica, ma per menare le mani. E le prendemmo secche. Ricordo scontri in tutto Borgo San Paolo. Altro concerto indimenticabile fu quello dei Genesis nel 1973. Era un orario insolito, alle 18, ci andai dopo aver assistito a Toro-Cesena al Comunale e aver percorso tutto corso Siracusa e corso Trapani a piedi”.
Tanti concerti, mille ricordi, sensazioni indimenticabili per vari motivi, un modo unico di vivere l’evento, a 12 anni come a 40. Un punto diritrovo unico, il Palasport di Parco Ruffini. La consapevolezza, a distanza di anni, che alcuni nemici di una volta hanno il cuore grande, molto
più grande di quello di coloro che erano dalla tua parte e si sono dimostrati arrivisti senza scrupoli. Poveri di spirito, loro; ricchi d’animo quelli che sulle nocche di quei cazzotti dati e ricevuti han saputo costruire un rapporto, senza rinnegare le proprie idee. Ed ora, insieme, i ragazzi escono a piedi.
Io e Luca vent’anni dopo ci siamo tornati a vedere la PFM. Ma non al Palasport, purtroppo: contesto ed atmosfera erano totalmente diversi. E poi, a questo giro, il signor Marco Tiberio lo abbiamo lasciato a casa a giocare a scopone.
(da xxhttp://www.piemontemese.it/contenuti/pdf/PM%20Maggio%2008.pdf)
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The Clash
1980-06-03
Parco Ruffini, Torino Italy
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=XD85GCgCwiQ?rel=0&w=480&h=360]
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=4kRF2HerJxU?rel=0&w=480&h=360]
Clash City Rockers
Brand New Cadillac
(Vince Taylor cover)
Safe European Home
Jimmy Jazz
London Calling
The Guns of Brixton
Train in Vain
(White Man) In Hammersmith Palais
Spanish Bombs
Jail Guitar Doors
Somebody Got Murdered
Koka Kola
I Fought the Law
(The Crickets cover)
Police and Thieves
(Junior Murvin cover)
Bankrobber
Clampdown
Stay Free
English Civil War
I’m So Bored With the U.S.A.
Complete Control
Armagideon Time
Janie Jones
Tommy Gun
London’s Burning
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4 Giugno 1980
The Police + The Cramps
Palasport, Torino
URSUS ha detto..
Io vidi i Cramps nel Gennaio 1980,di spalla al tour dei Police in Italia: allora li capivano veramente in pochi ed il concerto fu sonoramente fischiato e preso a pernacchie…
ebbi una discussione mesi prima con esponenti del punk,a Londra,che li odiavano: loro stessi li ritenevano vecchi e antiquati…praticamente erano osteggiati da tutti,vecchi e nuovi cultori del rock,ma sicuramente senza di loro la scena degli anni 80 non sarebbe esistita o non sarebbe stata la stessa,neppure il paisley underground,il garage-punk o alcuni “revival” più o meno evidenti sarebbero arrivati alle cronache.
Un merito che nessuno può togliere a Lux e compagni,questo è certo.
venerato-maestro-oppure (da qui)
A momenti trentadue anni dopo, il ricordo del mio primo incontro con i Cramps è ancora vivissimo. Non ero andato a vedere loro, a dire il vero, bensì i Police. Il nome scritto in piccolo sul biglietto, sotto la ragione sociale della premiata ditta Sting, non mi era nuovo – avevo letto qualcosa su di loro e mi era parso di intendere facessero rockabilly – ma erano i Police che aspettavo con ansia, come il resto del gremitissimo Palasport di Torino. Furono ottimi, ma di loro ricordo poco. Della mezz’ora scarsa in cui furono i Cramps a occupare il palco rammento invece tutto: lo shock indotto dallo sgangherato muro di suono, le cadenze irresistibilmente primitive di una batteria a dir poco essenziale, lo stridore sferragliante delle chitarre (il bassista… che fine aveva fatto il bassista?), la performance animalesca del cantante che si arrampicava su amplificatori e casse e si scagliava contro le prime file di spettatori furenti emergendone sanguinante. Non avevo mai visto niente del genere, né mai più lo vedrò. Lasciarono il palco sotto un diluvio di fischi, sputi e oggetti di ogni tipo. Ero estasiato, ma mi guardai bene dal dirlo ai compagni di liceo con i quali mi accompagnavo. Quando si è adolescenti, si sa, uscire dal branco è difficile. Erano isterici quanto il resto del pubblico e credo che avrebbero aggredito pure me, e forse non solo a parole. Rivedrò Lux Interior e sodali sei anni dopo (avevo nel frattempo comprato i loro dischi e cominciato a scrivere di musica), in un Big Club esaurito oltre l’impossibile e tutto per loro. Offrirono il medesimo spettacolo, sebbene con altre canzoni, suonando più a lungo e con un (una, anzi) bassista in squadra, e il pubblico tributò loro un trionfo. Mi piacquero. Moderatamente. Mi fecero l’effetto che fa rivedere un cartone animato di Vil Coyote: la seconda volta (la terza, la quarta, la quinta) sorridi, ma è la prima che ti fa ridere fino alle lacrime.
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24/06//80 | Devo | Freedom of Choice Tour
Set
Freedom Of Choice Theme • Whip It • Snowball • It’s Not Right • Girl U Want • Planet Earth • S.I.B. (Swelling Itching Brain) • Penetration In The Centerfold • Secret Agent Man • Pink Pussycat • Blockhead • Satisfaction • Uncontrollable Urge • Mongoloid • Be Stiff • Gates Of Steel • Freedom Of Choice • Jocko Homo • Smart Patrol • Mr. DNA • Gut Feeling • Slap Your Mammy • Come Back Jonee • Tunnel Of Life • DEVO Corporate Anthem
Circulating Recordings AUD #1 – audience audio Lowest Generation: unknown
Length / Sound Quality: XX min / 7.5
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30 settembre 1980
Peter Gabriel
Peter Gabriel Tour 1980
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=YK3r_jn20VA&w=560&h=420]
JJ Lopez
GREAT VIDEO
linodoc
C’ero anch’io,… ma non l’ho filmato. Peter saltava da una parte all’altra del palco come un cerbiatto! Bei tempi.
Federico Mossa
che scaletta stellare…!
Gianluca Alberti
un momento….. c’ero anche io a questo concerto è questo brano peter non l’ha fatto!!!! sono sicuro perchè io ho registrato con un mio amico tutto lo spettacolo!!!!
questa è la scaletta:
intruder start i dont rem solsbury family snap They do what..modern love not one of use lead a norm..mouribound the ….mother of v humdrum
games with. i go swimm biko on the air – 1 bis
D.I.Y- 2 bis – here comes… 3 bis ( solo piano) a luci accese!
Andrea Bonanni
ovviamente è un 8 mm muto dove è stato aggiunto l’audio!!!
ma ti posso assicurare che a Firenze 2 giorni prima , And Through the Wire , era in scaletta
Gianluca Alberti
oK magog! L’importante è che mi confermi che l’8mm è di Torino!! ti ringrazio per questo video..in effetti mi sono sempre chiesto se esistesse qualche ripresa! se ti interessa io ho la ripresa audio in discreta qualità…ma penso che anche tu avrai accesso a fonti audio del concerto! ciao!
Andrea Bonanni
Ho controllato!!! è certo che a Torino And Through the Wire non fu eseguita !!!
Andrea Bonanni
Ti ringrazio di cuore giputti !!! la registrazione audio di Torino 80 come quella di Firenze 80 (concerto che ho visto) non manca nella mia collezione !!!
nicola sovversivo
Peter forever!
Gianluca Alberti
ehi xdade le mie registrazioni nn hanno i simple minds…ma se vuoi…..
Davide Barbarito
C’erano i Simple Minds come supporter, avevo registrato tutto con un registratore a bobina Revox, ma purtroppo i nastri sono rovinati, sigh!! sigh!!!
Federico Mossa
madonna che video! sarei nato dopo cinque anni, ma ora avrei pagato oro per esserci…
vannitube
ciao fede, il biglietto ce l’ho ancora anch’io, incollato nella mitica smemoranda 1980.
Era sponsorizzato dalla farrows, se non mi ricordo male… vale anche per te quel che ho scritto a bigfive, qui sotto
ciaociao
fede9362
C’ero anch’io….ho ancora il biglietto (mi sembra fossero tremila lire). Qualunque supporto tu abbia, sarei felice di poterlo ascoltare. Federico 349/372****
supercic69
salve mi chiamo Paolo ero presente a quel fantastico concerto di Torino volevo sapere se qualcuno possiede la registrazione di quel concerto sono disposto a pagare una cifra congrua per cortesia fatemi sapere grazie infinite saluti e vivva Peter
vannitube
Settembre 1980, Firenze, Parco delle Cascine: il primo incontro con Peter Gabriel dal vivo.
Indimenticabile.
Nella scaletta del concerto di FI c’era anche l’abbozzo di milgram’s 37, con una toccante spiegazione iniziale.
Il mio nastro è ancora buono, ed è a disposizione di chi ne faccia richiesta.
fede9362
Grazie….facci sapere. E’un pezzo di storia della musica e dei miei 18 anni
vannitube
ciao bigfive63, scusa il ritardo…
ovviamente non mi separerò dal mio nastro finché camperò, ma – appena avrò un 2 o 3 ore filate per farlo – sarò felice di digitalizzarlo e metterlo tutto su cd o mp3.
avviso appena fatto, ciaociao
Andrea Bonanni anche io ero a Firenze nel settembre del 1980 !! ma di quel concerto non ci sono filmati!!!
bigfive63
Sei un benefattore chiunque tu sia io ero a firenze nel 1980 .. grazie vannitube chiamami il nastro se è tuo te lo pago 3355418**** sms ti richiamo io
sergio francesco Amorico
ciao sono Sergio ero giovane avevo 21 anni e qualche foto ce l’ho forse anche una cassetta audio, vi farò sapere.
Vi interessano foto e video del suo concerto a Milano il 10-6-87 al Palatrussardi?
asilvis
Ero a Firenze ed era il mio primo concerto, avevo 16 anni, mamma mia che bel documento… – Douglas
gattoinbarca minchia c’ero anchi’io avevo 15 anni
ve lo ricordate il gruppo di supporto???????
i Simple Minds poveracci ricoperti di insulti oggetti di ogni genere costretti a scappare dopo 15 minuti
emilio leone
Io c’ ero quella mitica sera !!!! avevo 18 anni
Giovedì 16 ottobre 1997 – Torino, Lingotto – C.S.I.
venerdì 18 gennaio 1991 – Torino, Teatro Regio – Paolo Conte
14 luglio 1986 – Torino, Parco della Pellerina – Pat Metheny
martedì 4 settembre 1984 Pino Daniele, martedì 4 settembre 1984, Stadio comunale di Torino
Suite : APPOCUNDRIA – PUTESSE ESSERE ALLERO – JE STO VICINO A TE. Questa suite di brani fu registrata al Teatro Petruzzelli di Bari nel 1984 ,ed è tratta dall’Album “Sciò” ,che raccoglie i concerti effettuati da Pino Daniele tra il 1982 e il 1984 nelle seguenti città :
NAPOLI (Mostra d’Oltremare),BARI,MILANO,VERONA,CANNES,NANCY,MONTREAUX,NYON.
I musicisti che accompagnarono Pino Daniele in quella tournée furono :
Tullio De Piscopo (batteria)
Tony Esposito (percussioni)
Rino Zurzolo (basso e contrabbasso)
Joe Amoruso (piano e tastiere)
Altri musicisti : Agostino Marangolo (batteria),
Larry Nocella (sax)
Juan Pablo Torres (trombone), Adalberto Lara (tromba), Vito Mercurio (violino), Corrado Sfogli (mandolino)
Special Guests : Gato Barbieri (sax), Bob Berg (sax), Nanà Vasconcelos (percussioni)
Giovedì Venerdì Sabato 1989 – Hiroshima Mon Amour – Negazione
Church of Violence
Collisioni Cuneo 1987
Mano Negra El Paso
Urban Dance Squad 1994 Pellerossa
Pogues 1988 Milano
Pogues Torino
Pogues Torino
Jane’s Addiction Big Club 2 aprile 1991
Ben Harper / PJ Harvey Rìteatro Colosseo 1995
Truzzi Broders Politecnico Aula Magna
Party Kids Politecnico Aula Magna
Kina Politecnico Aula Magna
Barney Kessel Politecnico Aula Magna
Persiana Jones
Dream Syndacate
Green on Red Valdengo di Peschiera
Wells Fargo
Einsturzende Neubauten Lingotto Sala Presse
Massimo Volume Lega dei Furiosi
Angeli Barrumba
Studio Acqualuce – Alpignano (Torino)
Bar Roberto
Barrumba
Bells & Flowers
Big Club
Black Cat – Via Pacchiotti
Backdoor – Via Pinelli
Caffè Liber
Il Cammello
Cantine Risso – Corso Casale
Centralino – Via delle Rosine
Centro incontro Vanchiglia
Charisma Pub – Voa Valperga Caluso
Parco Chico Mendes – Borgario Torinese
Crossover
CSA Murazzi
Delta House
Da Giau – Strada Castello di Mirafiori
Divina Commedia – Via San Donato
Docks Dora
Dottor Sax – Murazzi
Dracma
Due – Cigliano
El Paso
Evergreen – Via Sacchi
Folk Club
Faster
Parco Ruffini- Festa de l’Unità
Forno – Via Mazzini – Via Belfiore
Circolo Amici del Fiume ‘Giancarlo’
Gabrio
Hiroshima Mon Amour – Via Belfiore 24
Il Magazzino di Gilgamesh
Inferno – Via Carlo Alberto
l’Imbarchino – Parco del Valentino
l’Ippopotamo – Corso Casale
AEIOU (‘le Vocali’) – Via Spanzotti
Lega dei Furiosi – Murazzi
Le Macabre – Bra
Lo Zio d’America
Arsenico & Breakfast
Manhattan – – Via Giachino
Birreria Marconi – Corso Marconi
Mirò – Strada Settimo
Metrò
M.D.V. Musica dal Vivo – Via Borg Pisani
Prinz Eugen – Corso Principe Eugenio
Birreria Petrarca – Via Petrarca
Polaroid
Portes
Principessa Isabella
Rock’n’Folk – Via Viotti
Radio Torino Popolare – Via Barbaroux – Corso Lecce 92
Radio Flash – Via Viotti
Rainbow Music
Radio Black Out – Via S. Anselmo
Ruggine – Via Principessa Clotilde
Studio 2 – Via Nizza
Spleen – Via Gaudenzio Ferrari
Sottopasso di Porta Nuova
Suicidio – Via Po
Supermarket – Via Stradella
Stranamore – Pinerolo
Tuxedo – Via Belfiore
Vero Vinile – Via Pietro Giuria
Videomusic – Via Po
Zapping – Via San Massimo
Zona Castalia
Zoo Bar – Corso Casale
Kinoz
Wilco live Torino 2007
Either way
You are my face
I am trying to break your heart
Kamera
A shot in the arm
Side with the seeds
Handshake drugs
Always in luv
Via Chicago
Impossible Germany
Sky blue sky
Shake it off
Jesus etc.
Theologians
Walken
I’m the man who loves you
Hate it here
Hummingbird
Poor places
Spiders
Heavy metal drummer
The late greats
lou reed during the sound-check befor his berlin performance – traffic free festival, turin, italy, 7/07.
B.B. King











