Testo anonimo, dalla città di T, inizio sec.XXI d.C.

Inviato: mercoledì 18 maggio 2011 18:21

Ciao,

visto che dici non ti parlo mai, ti scrivo.
solo per te, SOLO PER TE, il mio nuovo blog
quellochepensodavveroditorino.
sottotitolo: perchè amo questa città, ho fatto e sto facendo del mio meglio per renderla
più vivibile per me e per noi, ma mi sono rotto il **** di doverne sempre
parlare solo bene
primo post:

La mostra “Fare gli italiani” fa ******

Il problema è che a Torino, dopo il Museo del Cinema progettato da Confino, sembra che il modello ideale per le mostre e i musei esposizioni “di grande successo” sia il castello delle streghe del Luna Park degli anni ’70. Percorsi nel buio, “suggestive ambientazioni (leggi, scenografie di cartapesta), e luci ed effetti speciali, per dare l’esperienza e l’emozione.

Il problema è che al Luna Park si andava di nascosto dai genitori, in fondo non per essere spaventati dalle ragnatele finte e dai pupazzi animati, ma solo per vedere il pupazzo della strega che di colpo si apriva il vestito e mostrava le tette, apparizione quella sì davvero speciale.

Nel caso dei musei-mostre-evento torinesi invece ci vanno tutti, dal Presidente Napolitano in poi, ci devi andare per dovere civico, se no passi per zotico illiberale, e devi pure gioire, da torinese, orgoglioso perché “ce l’abbiamo fatta”. Come per le Olimpiadi. In tempo. Eeh?!

La mostra “Fare gli italiani” fa incazzare. Perché, sì, ce l’abbiamo fatta, ed è di grande effetto. Ma per inciso, perché le O.G.R. sono uno spazio così figo di per sè che qualsiasi menata appesa e illuminata con un faretto bianco farebbe un figurone. Poi. Poi…

Poi, se sei uno di scarsa cultura non capisci un c***o, vaghi tra video che ronzano, didascalie minuscole e frettolose, percorsi non si capisce se tematici, cronologici, o che altro, accumuli di immagini, o vuoti siderali.
Pannelli da toccare (ma perché?), e le immagini si mescolano. In modo un po’ confuso, deludendo grandi e piccini. Anche il volontario che presidia incoraggia all’uso ma poi è un po’ imbarazzato.

Se sei di media o alta cultura, allora ti inc*** proprio. Perché è tutto un buco, un volo superficiale, un navigare basso, un fare tutto un po’ uguale, un evitare le questioni.
Coerentemente, a quel punto, la Resistenza si conquista un pannello di un metro quadro circa, con due foto e un po’ righe che in confronto la scheda di wikipedia è un archivio.
Coerentemente, a quel punto, sembra efficace lo spazio del boom economico dedicato ai grandi “marchi”. Toh.

Ecco, la mostra “Fare gli italiani” fa spavento. Perché forse non è un volevamo-ma-non-siamo-riusciti, forse è proprio tutto perfettamente riuscito.

Da un certo punto di vista è geniale, se l’obiettivo è mettere in scena 150 anni di storia d’Italia.

Eccola, l’Italia. Buia. Chiusa. Un po’ fabbrica, un po’ cattedrale, un po’ caserma, autosalone, magazzino abbandonato, prigione… mattoni scuriti, cavi, metallo, sali e scendi, torna indietro? dove sono? dove andiamo?

E fantasmi. Voci, rumori, immagini che scoloriscono, che forse vorrebbero farsi sentire e capire da noi che passiamo. Forse no. 150 anni, è andata così.

All’uscita c’è una specie di tunnel con donne e uomini giovani e meno che fluttuano nell’aria. Cosa sono, anime? chiede sorridendo nostra figlia, cinque anni e mezzo, la persona più intelligente che frequentiamo. Le anime volano come acqua in un gorgo tra scritte varie, “libertà“, “ambiente“, “multiculturalismo” – credo, non mi ricordo bene perché scorrono veloci.

Usciamo.